- un viaggio di parole e musiche nell'Italia di ieri e di oggi -

Letture di Ferruccio Filipazzi

alla garibaldina L

Lo spettacolo è dedicato a  Mauro Gelfi, Direttore del Museo Storico di Bergamo, scomparso nel 2010 e sostenitore entusiasta del progetto. È nato con lo scopo di ricordare il 150° anniversario dell'Unità d’Italia,  mettendo in luce il carattere popolare dell'epopea garibaldina e rilanciando gli ideali di solidarietà sottesi all'impresa.

La narrazione, servendosi di alcune riflessioni scritte da Paolo Rumiz sull’epopea garibaldina e pubblicate su “La Repubblica” nell’estate 2010, si dipana attraverso “storie minori” che lambiscono la “grande storia”, esaltando delle camicie rosse gli slanci, gli ideali e gli entusiasmi.

Per l’occasione è stata accompagnata dal coro  “Cantarchevai” che si è esibito in canti tradizionali  dal sapore ottocentesco, accanto a musiche della cultura  bergamasca con strumenti popolari presenti nelle valli orobiche ( baghèt, le campanine con i risonatori di vetro, i sivlì, i flauti popolari). Nella mente l’idea, nemmeno tanto balzana, che, mentre le “pannine scarlatte” partivano dalla Val Gandino per cucire il primo lotto di camicie rosse all’impresa dei Mille, in qualche osteria, sotto qualche portico, nelle cucine o in cima ad un campanile le musiche e le sonorità che le accompagnavano erano queste.

Il progetto è stato elaborato con il sostegno del Museo Storico della città di Bergamo e ha prodotto due CD, uno edito da Moby Dick, l’altro pubblicato dall’Eco di Bergamo.

Letture di

Ferruccio Filipazzi

 

Il titolo prende spunto da un “mitico” racconto di Stefano Benni, ambientato in un’Italia più ingenua ed entusiasta, dove il cibo, il vino, gli amici, le serate all’aperto erano il sale e la gioia della vita.

Sarà dunque un omaggio a quelle atmosfere, per una serata un po’ ruspante da passare insieme in allegria, con qualche sorso di “vino” più importante offerto da Mario Soldati e Gianni Brera.

Ferruccio Filipazzi

 la voce che racconta

Un ragazzo cieco ascolta la città con lo scanner, unica compagnia Almost Blue di Chet Baker.

Un assassino si reincarna nelle sue vittime e corre per le strade con nelle orecchie il rock più metallico.

Una giovane e determinata detective scopre di essere donna in un universo tutto di uomini.

Thriller nervoso e impeccabile...una storia d’amore e di solitudine... il romanzo più affascinante di Carlo Lucarelli, maestro del nuovo noir italiano

Letture di

Ferruccio Filipazzi

 

… e se tu ti trattieni ancora un po’ e la voce non si incrina, stasera ti canterò la melodia che segnò il destino di questa mia vita.

Non l’ho più cantata da trent’anni e può darsi che la voce non regga.

Non so perché lo faccio, la regalo a quella donna dal collo lungo e alla forza che ha un viso di affiorare in un altro.

E a te, italiano, che vieni qui tutte le sere e si vede che sei avido di storie vere per farne carta, ti regalo questa storia che hai sentito.

( Antonio Tabucchi )

Letture di

Ferruccio Filipazzi

donne dagli occhi grandi L

Chiunque sia ancora sveglio

alla fine di una notte di storie,

sicuramente diventerà la persona

più saggia del mondo.

            C. P. Estés

Il visir aveva una figlia di grande bellezza chiamata Sheherazade... che era molto eloquente ed era un piacere ascoltarla. ( Le mille e una notte )

“Raccontami una storia,” ti dico.

“Che storia vuoi?”

“Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno.

“Eva Luna racconta” I. Allende

Una sera per raccontare storie d’amore, parole sussurrate, respiri tra i capelli, profumi e occhi grandi...

Letture di

Ferruccio Filipazzi

Racconti, tutti rigorosamente d’autore, per festeggiare il Natale non distratti da addobbi, veglioni e saldi di fine stagione, ma immersi in quell’atmosfera un po’ magica e sognante che non solo rende tutti più buoni, ma anche più attenti alle cose vere della vita.

Testi di diverse epoche, sensibilità, scuole letterarie.

Tolstoj o Dickens, Buzzati o Calvino, Cechov o Pirandello o Wilde.

Alcuni autori lo dicono apertamente, altri lo sussurrano, altri ancora lo lasciano intuire, ma tutti indistintamente hanno sentito il bisogno di sognare scrivendo una storia natalizia.

Lettura di

Ferruccio Filipazzi

 

La parola potente, immediata, poetica a raccontare Gesù nella sua dimensione autentica e naturale, modello per ogni uomo.

Testimonianze di chi l’ha conosciuto bambino, ragazzo, uomo.

Chi è stato sfiorato e chi travolto dal Suo incontro.

Anna, la nonna, e Caifa, la legge, Maria Maddalena e la madre di Giuda,

un soldato romano e Ponzio Pilato, Simone di Cirene e Susannah di Nazaret che racconta di Maria sotto la croce…

Occasione comunitaria di riflessione, prima accompagnati dalla pubblica lettura e poi con l’auspicio che l’incontro continui tutti insieme, con il

libero contributo di chi vorrà, come in una preghiera collettiva.

                                                                                         

Lettura di

Ferruccio Filipazzi

 

Racconto corale e profondamente poetico “ In nome della madre” è la narrazione dal punto di vista di Miriàm/Maria, della sua gravidanza, dall’annuncio dell’avvento all’offerta finale di suo figlio a Dio attraverso la preghiera di non portarglielo via prima dei 30 anni.

Il vento di Marzo l’avvolse e lasciò in lei un seme, in pochi minuti Miriàm da ragazzina diventa donna senza conoscere uomo. Erri De Luca, che ha a lungo e da autodidatta  studiato l’yddish e l’ebraico per tradurre la Bibbia, in questo libro è riuscito, da uomo non credente e soprattutto da uomo, a rendere la storia di Giuseppe e Maria con parole estremamente delicate e reali.

Miriàm non è la donna sacra,  ma la consacrata, una ragazza che d’improvviso si trova a dover affrontare le severe leggi ebraiche circa l’avere nel grembo un bambino al di fuori del matrimonio. Per la legge ebraica i fidanzati erano già sposi con la promessa pur non vivendo ancora sotto lo stesso tetto, quindi la sua gravidanza era illegale, era adulterio punibile con la morte per lapidazione. Giuseppe “bello da baciarsi le dita” racconta Maria, cerca un motivo qualsiasi pur di evitare la lapidazione che l’avrebbe costretto a tirare lui la prima pietra contro la donna che ama e in cui crede, ma motivo non c’è e Maria nell’accettazione tace.  Durante il viaggio verso sud per il censimento,Miriàm capirà che quel viaggio lungo e lontano da Nazareth sarebbe avvenuto lo comunque, per far nascere quella creatura lontano da sguardi cattivi e sputi dietro i suoi passi. Miriàm anche durante il viaggio , come ogni madre, parla al suo bambino ancora in grembo, gli spiega l’alto e il basso, la luce e la notte, cosa sono le stelle, cosa vedrà alla sua nascita. Dopo il parto, stringendo il bambino al petto sazio di latte ha delle immagini, come preveggenza, di ciò che sarà il futuro di suo figlio, ma non ne vede la morte.

Figlio nato a Bet Lèhem:casa di pane. Miriàm prega Dio impaurita

Da madre teme che il figlio subisca il male.

“ In nome della madre” è un racconto di una bellezza e di un amore immenso, viscerale, di Giuseppe verso Miriàm e un legame unico e assoluto tra madre e figlio fino al distacco dal corpo, attraverso la nascita.

Erri De Luca riesce in poche pagine a descrivere la forza, il silenzio e la difficile accettazione di Miriàm di un destino che da madre sente implacabile, destinato, al quale non può opporsi,  ma solo chiedere che avvenga il più tardi possibile.

Una storia vera,  perché narrata in prima persona dalla donna, dal suo punto di vista e non da quello degli uomini.

Erri De Luca la rende vera, carne e sangue, donna impaurita ma forte, forte da sfidare leggi e villaggio senza mai abbassare la testa. Una donna che difende suo figlio, solo suo, da tutti e che per quel figlio non teme nemmeno la morte per lapidazione, come la legge comandava.

Il prodigio della notte di Natale, il parto della vergine, è per Erri De Luca, è la festa della madre. E’ un racconto tradotto, il più fedelmente possibile, dalle scritture.

Letture di Ferruccio Filipazzi

da Stefano Benni, Gino e Michele, Aldo Nove

Prima dell’arrivo della televisione, nelle sere d’estate, si usciva di casa, ci si trovava in piazza, sull’aia di qualche cascina e c’era sempre qualcuno che “la contava su” e qualcun’altro  imbracciava una fisarmonica, una chitarra: si stava insieme, in allegria...

Questa proposta ci vuole riportare indietro nel tempo: ci saranno le storie, la musica e sarà un cortile, una piazza, un parco... e non  dovranno mancare  vino e salame.

Letture di

Ferruccio Filipazzi

...Il “Quartiere delle Gabbie” era molto peggio di come me lo ero immaginato. Lo conoscevo attraverso certe fotografie di un fotografo celebre e pensavo di essere preparato alla miseria umana, ma le fotografie chiudono il visibile in un rettangolo.

Il visibile senza cornice è sempre un’altra cosa.

E poi quel visibile aveva un odore troppo forte. Anzi, molti odori.

In India un uomo cerca un altro uomo.

Dove? All’ospedale di Bombay, schiacciando scarafaggi in una calura indecente, attraversando hangar brulicanti malati e intoccabili... al Taj Mahal, l’albergo più fastoso di tutta l’Asia.

E poi in treno, verso una città santa, in compagnia di un jainista che va incontro alla morte, o in un villaggio sul mare tra fricchettoni scoppiati, o in una stupida radura aspettando un’improbabile coincidenza di pullman, accarezzando la testa deforme di un mostro-bambino che indovina il futuro.

La musica è un flusso ininterrotto che ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio punteggiato da poche parole e tanto sentire di naso, di pancia, di anima.

La voce che racconta

Ferruccio Filipazzi

 

Il Virginian era un piroscafo.

Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi.

Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa.

Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso.

Dicono che nessuno sapesse il perché.

La voce che racconta  

Ferruccio Filipazzi

 

"Odissea" la madre di tutte le storie, nella traduzione poetica di Cetrangolo.

Una riscoperta della sua forza evocativa e la modernità della costruzione letteraria,

un viaggio nell'animo umano tra debolezze e sfrontatezze, un inno alla curiosità e al desiderio struggente della conoscenza.

Ma soprattutto la bellezza della parola.

Letture di

Ferruccio Filipazzi

da A. Nove, C. Bukowski, I. Allende

                                      

Chiunque sia ancora sveglio

alla fine di una notte di storie,

sicuramente diventerà la persona

più saggia del mondo.

            C. P. Estés

Il visir aveva una figlia di grande bellezza chiamata Sheherazade... che era molto eloquente ed era un piacere ascoltarla. ( Le mille e una notte )

“Raccontami una storia,” ti dico.

“Che storia vuoi?”

“Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno.

“Eva Luna racconta” I. Allende

Una sera per raccontare storie d’amore, parole sussurrate, respiri tra i capelli, profumi e occhi grandi...

Omaggio al gioco del calcio

Ferruccio Filipazzi  -  la voce che racconta

 

“Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?”

“Non glielo spiegherei” rispose ”gli darei un pallone per farlo giocare.”

...si è messo un’arancia sulla testa e l’ha fatta ballare per tutte le curve del corpo senza che cadesse una sola volta.

“Allora, quante volte l’ho toccata con il braccio?”

“Mai!”

Ha sorriso e con la voce furba ha detto: “Sì, una volta, ma al mondo non c’è arbitro che possa accorgersene!” disse Maradona allontanandosi.

Letture tratte dagli scontri epici di squadrette dell’appennino tosco-emiliano ( Cavina )  alle interminabili trasferte nella terra del fuoco raccontate da Galeano.

E poi “bim bum bam” per far le squadre e sfidarsi all’oratorio fino a un rigore che vale i mondiali. 

Lettura spettacolo con musica e canto dal vivo

se questo è un uomo L

Ferruccio Filipazzi: la voce che racconta

Oliviero Biella: canto, chitarra, flauti

Emilio Maciel: sax tenore, contralto e soprano, percussioni

Maurizio Stefanìa: tastiere

 

Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza per ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole,

scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi alzandovi;

ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

 

La scrittura, così trattenuta e piena di pudore, restituisce una storia potente, vera, emozionante pur evitando passaggi truci e bestiali che hanno caratterizzato quel tempo. Le musiche kletzmer accompagnano e sottolineano la storia.

Lo spettacolo è stato proposto a un pubblico adulto e ai ragazzi delle medie inferiori e superiori.

Letture di Ferruccio Filipazzi

storie di meraviglia L 

“ Venne la sera. Meg,chiusa nella soffitta che non aveva nemmeno una finestra per guardare il cielo, si sentiva triste. Pensò che quella era davvero la prima volta che aveva bisogno di aiuto: prese la mela e la spezzò. Invece dei semi, dentro c’erano perle.”

Non siamo nel mondo fantastico delle fiabe della tradizione popolare, bensì dentro un gigantesco affresco dove si incrociano i destini di uomini e donne, dove l’intervento magico esiste insieme all’intelligenza, alla forza e alla dedizione amorosa, dove le donne appaiono determinate e capaci di imprese impossibili.

Ogni storia è un viaggio nella nostra memoria, ma è anche scoperta del meraviglioso e dell’immaginazione.

Letture di Ferruccio Filipazzi

 

La magia della scrittura sudamericana, punteggiata e accompagnata dai ritmi di una musica che è, prima di tutto, emozione.

I ghiacci della Terra del Fuoco e le lande torride e desolate, la solitudine  e gli amori travolgenti, e poi gelosia, fierezza, stupore, pregiudizi e ansie di nuovo e di libertà; insomma tutto un mondo antico e folle popolato da quell’umanità varia che ci raccontano autori come Marquez, Allende, Mastretta, Galeano…

SUDAMERICA è un contenitore che,col tempo, Ferruccio arricchisce di storie e  di musiche.