acerbo dolore L

testo Giusi Quarenghi

regia Piera Rossi

con Ferruccio  Filipazzi e Miriam Gotti

musiche dal vivo  Luca Rassu

scenografia Marco Muzzolon

prodotto in collaborazione con

I TEATRI DEL SACRO

FESTIVAL DESIDERA

Il santuario della Cornabusa è dal XIII secolo rifugio e conforto per quanti, di stanza o di passaggio nei territori circostanti, si sentono pellegrini sulla terra.

“Il santuario più bello, perché costruito da Dio e non dagli uomini”, come ebbe a dire Papa Giovanni XXIII. Il Centro Studi valle Imagna ha offerto la documentazione di questa storica devozione popolare. Giusi Quarenghi ne ha ricavato lo spunto per una narrazione di storie di uomini e donne, cha ha preso forma di rappresentazione teatrale.

La Cornabusa. Mi ci portavano da bambina. Era una giornata esposta al dolore. La temevo. Ci sono tornata recentemente. Ho ritrovato il dolore, e un luogo capace di prenderlo con sé. Mi ha incantata la lingua delle Memorie del santuario raccolte da un sacerdote della valle, 1867, con anche le Note e aggiunte di un altro sacerdote bergamasco, 1892. Una lingua che documenta e racconta ed è insieme testimonianza storica e culturale, resoconto di vissuti, indagine ed evocazione. Perché non riascoltarla?

Giusi Quarenghi

Liberamente tratto da “Io ti domando”di Giusi Quarenghi

genesi L

Voce recitante Ferruccio Filipazzi

Violoncello Walter Prati

Disegno sulla sabbia Massimo Ottoni

Scenografia e costumi Giulia Bonaldi

Voce fuori campo Giona Sabbioni

Regia Piera Rossi

Produzione Accademia Perduta - Romagna Teatri

in collaborazione con Festival DeSidera

 

Spettacolo vincitore terza edizione Teatri del Sacro 2013

 

C’era uno scolaro che non faceva molti progressi perché appena sentiva

Leggere le parole “E Dio disse” veniva preso da un entusiasmo

Irrefrenabile, tanto che bisognava farlo uscire. Ma anche fuori

Non smetteva di danzare e cantare “E Dio disse. E Dio disse”…

Racconto chassidico

Per quanto ne sappiamo, noi umani siamo gli unici esseri sulla Terra a interrogarci sul come e sul perché delle cose, del mondo. Abbiamo incominciato a farlo fin dalla notte dei tempi. A questo domandare e cercare di capire abbiamo spesso dato forma di storie. Molte sono ancora in cammino insieme alle domande che le hanno originate e raccontano, raccontano. Raccontano dell’uomo e anche di Dio, Dio.

La Bibbia racconta la storia di questo rapporto. Una storia non conclusa, perché ogni lettura la riapre, la interroga, la interpreta. Ogni lettura accende un significato. Ogni non lettura lo perde. In un certo senso, la Bibbia è il racconto e anche il suo cammino, e la ricerca attorno a quello che dice, a quello che tace, a quello che lasciamo ci dica.

Abbiamo iniziato il nostro percorso con la Genesi e ci siamo trovati davanti ad un oceano infinito. Ogni sillaba,ogni accento, ogni silenzio custodisce e rivela più significati, sprigiona scintille come la roccia colpita. Non tanti modi per dire la stessa cosa, ma tanti significati anche da una sola parola!

Come tutti i libri nati dalle culture antiche anche la Bibbia risparmia le parole. Per questo il fiume delle interpretazioni è ricco di acque e correnti diverse, che scorrono mescolandosi e trascinandone via il corso.

La nostra storia raccontata, accompagnata dal suono di un violoncello che cerca di capire e capirsi, da segni disegnati sulla sabbia che ora gettano luce dove c’era buio , ora riaccendono il buio in quello che sembrava già in luce, cresce ad ogni rappresentazione.

Uno spettacolo che non propone una religione, propone un incontro e narra delle reciproche prove di fiducia tra uomo e Dio, e di quello che ne deriva. Contiene la parola di Dio e ne fa racconto nel tempo.

Per mano delle leggende o dei maestri ci mettiamo sulla strada delle parole, dei suoni e dei segni, per cercare, per lasciarci cercare e, magari, anche trovare.

Esigenze tecniche:

spazio totalmente oscurabile per la presenza di videoproiezioni, può essere fatto anche in spazi aperti

allaccio elettrico di 10 kw 380 più neutro

tempo di montaggio 5 ore circa

Organizzazione e distribuzione Anna Giuriola – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – cell. 0039 347 8293921

libera nos domine L

“Libera nos Domine, te rogamus audi nos

Liberaci o Signore, ti preghiamo ascoltaci”

Così pregava la gente

Sono passati quarant’anni dall’ultima rogazione del bergamasco

Si trovarono ancora l’ anno dopo, all’ alba.

Si guardarono intorno, ma la processione non si mosse.

Ognuno tornò a casa.

Era finito il tempo.

Per anni la gente ricordò  le rogazioni di maggio, quelle camminate all’ alba per chiedere a Dio la protezione dei campi e delle semine.

E prima ancora dalla guerra, dalla peste, dalla fame.

Noi oggi, in qualche modo, ci riproviamo, siamo qui su quelle tracce.

Dov’ erano ieri sentieri, ora sono strade d’ asfalto , sui campi coltivati sorgono caseggiati, la vita e il lavoro sono altrove e non ci importa più se grandina o se piove, se ci sarà tempesta o si alzerà il vento.

Non è più l’ alba, è il tramonto. .. ma camminare è un’ azione che sappiamo ancora fare e forse anche pregare… almeno chiedere.

E se siamo qui è perché oggi abbiamo deciso di andare.

Allora se sono pronti, la banda aprirà la strada. Avanti!

Le voci che raccontano                     Il canto               

Ferruccio Filipazzi                           Araucaìma Teater

Valerio Bongiorno